PARCO AGRICOLO URBANO di Casal del Marmo

Parchi agricoli comunali, una strategia pubblica attiva per le aree agricole (dal sito del Comitato Ottavia)

A Roma circa 63.000 ettari di agro romano circondano la città, incuneandosi spesso nell’abitato: un susseguirsi di terreni e spazi aperti in gran parte inseriti nel sistema dei parchi regionali, che ne garantisce la tutela e la valorizzazione. Uno degli strumenti allo studio per salvaguardare, promuovendone lo sviluppo e il presidio, anche le aree agricole che non rientrano nei parchi regionali -e soprattutto quelle più prossime all’abitato- è quello del Parco agricolo comunale, da realizzarsi con procedure del tutto simili a quelle già sperimentate nei programmi integrati per la riqualificazione dei tessuti urbani. La ricerca di Ecomed contribuisce a definire l’aspetto normativo dello strumento del Parco agricolo comunale e approfondisce lo studio di un ambito che sembra avere le caratteristiche adatte per sperimentarlo: Casal del Marmo, circa 500 ettari di campagna chiusa fra quartieri residenziali, in cui forre, fossi, campi coltivati e una folta vegetazione ripariale si alternano in maniera discontinua.
Qui la realizzazione del Parco Agricolo Urbano può consentire non solo la razionalizzazione degli usi del terreno, ma anche la riorganizzazione dei rapporti tra città e campagna, stabilendo e progettando accessi, percorsi ciclo pedonali, aree e spazi per la fruizione delle risorse naturali e culturali da parte dei cittadini.

NOTE STORICHE SU CASAL DEL MARMO a cura di Nando Maurelli

A detta del Nibby (1), questa tenuta prende questo nome a causa della grande quantità di marmi che vi sono stati trovati; non è improbabile questa ipotesi, perché di fatto  a Casal del Marmo i manufatti di pietra di epoca romana non mancano; sono sparsi su tutto il fondo, le mura del casale ne sono piene e il bel sarcofago strigilato che serviva di fioriera nel giardino della villa, ora scomparso, ne era un bell’esempio.

La tenuta è percorsa da numerosi cunicoli di drenaggio; io stesso ne ho percorso un tratto di circa 500 metri: ad un centinaio di metri a Sud del casale si apre una camera nel tufo da cui parte un cunicolo che giunge fino al fosso; vi corre dell’acqua che ha scavato un solco; il passaggio è alto un metro e 80 cm. Ed è largo oltre 60 cm; di tanto in tanto sulla parete di destra si aprono delle nicchie, mentre ad intervalli regolari il soffitto si apre e sale in superfice. Il cunicolo all’altezza degli sfiatatoi si allarga e al momento accoglie ogni sorta di immondizia che vi è stata gettata dentro.

A detta di chi l’ha frequentata perché vi lavorava come contadino, non poche tombe e ruderi di vario genere sono stati trovati, sparsi su tutta la tenuta:  basoli, frammenti di vasi, pietre lavorate, ecc..Piccoli frammenti di marmo trovati nel comprensorio compreso tra via Barellai e via Casal del Marmo sembra provengano dall’Africa. Insomma Casal del Marmo nonostante il saccheggio che dura ormai da secoli può riservarci ancora delle sorprese, se si riuscirà a sottrarlo alla furia della speculazione edilizia e della rendita fondiaria.

Oggi la tenuta si è ridotta ad un centinaio di ettari, ma un tempo era molto più grande e ai primi del ‘900 confinava con Mimmoli, Palmarola, Insugherata, la via Trionfale, e la tenuta di S. Agata. Il fondo è sempre appartenuto al Capitolo Vaticano e, è sempre il Nibby a dirlo, questo fondo è da ravvisare tra quelli nominati nelle Bolle di Leone IV e molti altri papi successivi fino al 1200.

La storia di Casal del Marmo è legata alle vicende degli affittuari che l’hanno lavorata. Nel Libro dei Casali della fine del ‘500, il fondo viene nominato insieme ad altri casali appartenenti a S. Pietro, tutti insieme S. Agata, Lucchina, S. Andrea e Marmo contano 700 rubbi (2). Nel successivo elenco degli inizi del ‘600 il fondo risulta affittato  a G. Pietro Marinelli il 16 gennaio del 1604, l’estensione è di 221 rubbi e la transazione è affidata al notaio Quintiliano che pare si occupasse,allora, per il Vaticano delle terre a Nord-Ovest di Roma (3).

La tenuta una volta venduta passò di mano in mano fino ad arrivare alla famiglia Massara, dalla quale il casale prese in seguito il nome. Intorno agli anni 1920 le terre vennero messe a coltura intensiva e vennero costruiti gli attuali edifici; le stalle, la casa del fattore e la scuola rurale antistanti il castello, le case dei contadini sparse sulle terre. Sulle antiche strutture esistenti, di epoca rmana e medioevale, fu costruita la casa padronale. I muri mostrano non pochi resti di marmi lavorati trovati sul posto per fare bella mostra e a testimonianza dell’  antichità del luogo. Nel 1926 la fattoria dei Massara ebbe un premio dal regime fascista per la sua efficienza e produttività. I figli dei contadini dopo il 1934 poterono andare a scuola nella tenuta stessa, perché il Comune di Roma vi aprì una scuola rurale pluriclasse.

Nel periodo di massima attività nella tenuta vi erano circa 20 famiglie, quasi tutte di origine marchigiana, che avevano lasciato il proprio paese per trovare lavoro nelle campagne dell’ Agro. L’ azienda rimase produttiva fino al 1974. A partire da quell’ anno furono abbandonate le terre, fu chiusa la scuola che era diventata una succursale della scuola elementare “Besso”  di via Casal del Marmo 118 e si spopolò dei suoi abitanti. Fu lasciata una guardiania e la presenza di greggi e alcune colture estensive hanno ridotto la tenuta allo stato attuale. Tanto le strutture agricole quanto le case dei contadini e la stessa villa padronale, lasciate nel più totale abbandono, stanno per cedere ai danni del tempo e dell’ incuria e crollare su se stesse.

Il Piano Regolatore Generale del 1962 aveva previsto che proprio nel bel mezzo della Tenuta si potessero costruire ville con parco (G4). Il Comune con una variante, per mantenere alle terre una vocazione agricola le cancellò, ma il ricorso al TAR dei proprietari ne ripristinarono la destinazione. Il nuovo Piano Regolatore è riuscito a eliminare quel tipo di edificazione, ma ha concesso in cambio che due aree, poste ai confini della Tenuta, siano edificabili più intensivamente.

(1) A. Nibby; Analisi storico-topografico-antiquaria della Carta  dei dintorni di Roma, Roma 1848, vol. I, pp. 401-402.

(2) J. Coste; I Casali della Campagna Romana nella seconda metà  del Cinquecento, in ASRSP, XCIV 1973, p.87.

(3) Idem; 1969, p 75.